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Data: 30 Agosto
Evento: Festa della Madonnina della strada
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Data: 19 Marzo e 19 Settembre
Evento: Festa di San Giuseppe
Festa di San Giuseppe
I festeggiamenti in onore di San Giuseppe, lavoratore ed artigiano per eccellenza, amato e venerato da lunga data dai florestani che ne pongono in risalto l’industriosa operosità e la paterna generosità, si celebrano ben due volte l’anno: il 19 Marzo ed il 19 Settembre. La prima data dei festeggiamenti vede la tradizione cristiana osservata con autentico calore dagli abitanti di Floresta, i quali, il 19 Marzo, mentre il clima è ancora molto freddo, sono soliti preparare l’irrinunciabile màccu ri fàvi, la nutriente e corroborante minestra di fave cotte e schiacciate ed i tipici panuttèdda ri Sanciusèppi, ossia “le pagnottine di San Giuseppe”, i tradizionali piccoli pani da donare ai bambini. Tutti gli anziani florestani serbano nella memoria un dolce ricordo, legato ai tempi in cui tutte le famiglie manifestamente devote a San Giuseppe preparavano i tradizionali panuttèdda, la cui notizia si spargeva per le strade di Floresta insieme alla deliziosa fragranza di pane caldo appena sfornato che richiamava sempre frotte di bambini (ma anche ragazzini) che la mattina del 19 Marzo sapevano perfettamente dove recarsi per ricevere in dono un panuttèddu. La modernizzazione ed il progresso hanno, purtroppo, cambiato l’antica consuetudine, ed i panuttèdda, con grande tristezza degli anziani, si producono ormai raramente in famiglia, preferendo acquistarli in panificio per regalarli comunque ai bambini che, con immutata gioia, ne fanno sempre grandi scorpacciate. La seconda data delle celebrazioni dedicate a San Giuseppe costituisce per i florestani l’ultima grande festività che precede il Natale, il 19 Settembre, quando l’estate sta per concludersi ma è ancora in grado di donare stupende giornate. Il 17 e il 18 Settembre a Floresta ha luogo l’ultima grande fiera del bestiame prima che l’autunno cominci ad imbiancare i pascoli di candida neve, spingendo i pastori con i loro armenti verso le verdeggianti vallate. La fiera, oggi come un tempo, perpetua la tradizionale partecipazione di decine di allevatori provenienti da tutti i Nebrodi, i quali facevano (e fanno ancora oggi) a gara per mettere in mostra i capi di bestiame più belli, intrecciare rapporti economici con la speranza di concludere qualche buon affare e rinsaldare o mantenere i legami d’amicizia nel tempo. Gli animali dei quali si andava (e si va tuttora) più fieri erano, naturalmente, i grandi bovini, perfettamente resistenti ai rigidi inverni florestani, ma non mancavano (e non mancano ancora oggi) gli ovini, i suini, gli equini, tra i quali i celeberrimi cavalli sanfratellani, gli asini, i muli ed altri animali da cortile o da piccoli allevamenti.
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Data: 26 Luglio
Evento: Festa di Sant' Anna
Festa di Sant’Anna
Come in tutti i piccoli centri abitati, anche la vita di Floresta era ed è tuttora scandita dalle feste e dalle fiere che segnano il trascorrere del tempo, valorizzando con il loro ritmico avvicendarsi l’eterno rapporto che lega l’uomo alla natura. In piena estate, il 26 Luglio, prendono vita le celebrazioni di quella che viene considerata come la festa più bella del paese, dedicata all’amata patrona Sant’Anna. In modo analogo ai locali festeggiamenti in onore di Sant’Antonio da Padova, anche le celebrazioni della Santa Protettrice vedevano (e vedono tuttora), nei giorni che precedevano il 26 Luglio, prendere vita una grande fiera del bestiame alla quale partecipavano (e continuano a prendere parte) decine di allevatori provenienti da tutti i Nebrodi, i quali facevano (e fanno ancora oggi) a gara per mettere in mostra i capi di bestiame più belli, intrecciare rapporti economici con la speranza di concludere qualche buon affare e rinsaldare o mantenere i legami d’amicizia nel tempo. Gli animali dei quali si andava (e si va tuttora) più fieri erano, naturalmente, i grandi bovini, perfettamente resistenti ai rigidi inverni florestani, ma non mancavano (e non mancano ancora oggi) gli ovini, i suini, gli equini, tra i quali i celeberrimi cavalli sanfratellani, gli asini, i muli ed altri animali da cortile o da piccoli allevamenti. Oggi il corso principale di Floresta, in parallelo con lo svolgersi della grande fiera del bestiame, si anima di ricchi, coloratissimi ed interessanti banconi carichi di attrezzi e manufatti legati al mondo della pastorizia che non mancano di attirare anche coloro che, pur non appartenendo alla realtà agreste, si appassionano comunque all’artigianato locale ed agli oggetti di ispirazione rustica: riscuotono sempre un certo successo gli oggetti in metallo legati alla tradizione contadina come gli utensili in rame sbalzato, in ferro battuto o in ottone lavorato, nonché dei piccoli capolavori di artigianato, quali i grandi campanacci ornamentali per bovini, in metallo cesellato corredati da collari in cuoio finemente lavorato a mano, che hanno sempre il loro pubblico di estimatori; non mancano neppure gli attrezzi specificatamente legati al mondo bucolico: utensili per tosare, per mungere, per lavorare il latte e molti altri ancora.
Durante la giornata del 25 Luglio, così come avviene per la vigilia dei locali festeggiamenti in onore di Sant’Antonio da Padova, si svolge la questua alla quale i florestani partecipano sempre con grande generosità: un tempo non lontano, infatti, come sono soliti raccontare gli anziani del paese, il giorno precedente la festa di Sant’Anna vedeva Floresta animarsi per la continua ed affaccendata presenza di piccoli gruppi di florestani che percorrevano a piedi le vie dell’abitato portando i vèttuli, ossia le tipiche bisacce, cariche di prodotti della terra e dell’attività pastorale sentitamente donati dagli abitanti del paese a Sant’Anna; man mano che i vèttuli venivano munificamente riempite, si provvedeva a deporne il contenuto nella capace dispensa della chiesa intitolata alla patrona, ricominciando la questua fino a quando tutte le strade di Floresta non fossero state percorse ed ogni abitante avesse contribuito come poteva, rendendo la festa in onore di Sant’Anna ricca e bella e permettendo a tutti di godere di ciò che ogni singola famiglia aveva donato. Gli allevatori, in particolar modo (costituenti ancor oggi la categoria sociale più produttiva del paese), erano soliti offrire alla Santa Patrona la cosiddetta munciùta ri Sant’Anna, ovvero il formaggio ricavato da tutto il latte della mungitura dei loro animali di quel giorno.
Le celebrazioni in onore della Santa Patrona culminano in uno dei momenti più attesi, originali e sentiti della festa, il caratteristico “albero della cuccagna”, chiamato affettuosamente dai florestani a ‘ntìnna, ovvero “l’antenna”, con le “imprese” ad essa legate che non mancano di colorire le tradizionali memorie che gli anziani del paese raccontano con grande partecipazione. La preparazione de l’antìnna si svolge nei giorni precedenti la festa di Sant’Anna: in omaggio alla tradizione, i membri costituenti la commissione per le celebrazioni della Santa Patrona, durante il pomeriggio del 23 Luglio, alla chiusura della fiera del bestiame, si pongono alla guida di una sorta di spedizione composta da un drappello di volenterosi uomini nerboruti alla quale si aggiunge qualche pariglia di robusti bovini, aventi come meta uno dei tantissimi boschi che circondano Floresta. Giunti in loco, si va alla ricerca della chioma di un fronzuto agrifoglio da tagliare e dopo gli uomini più esperti scelgono un pioppo avente il tronco dritto ed alto poco più di venti metri, che provvedono ad abbattere a colpi d’accetta ed a ripulire dagli ingombranti rami per poi trainare insieme all’agrifoglio, mediante l’ausilio dei buoi, fino alla località denominata “Serro Marchese”, alle porte dell’abitato florestano, dove avrà luogo la manifestazione. Dopo l’abbattimento del pioppo, per il folto gruppo è consuetudine ritemprarsi dalla fatica sostenuta indulgendo in una grande mangiàta, ovvero in un lauto, benché rustico e sostanzioso pasto a base di pane casereccio, provole locali e vino, pausa che, di per sé, costituisce già un anticipo della festa che si svolgerà nei giorni a seguire. L’antìnna viene preparata ed adornata con le folte fronde di agrifoglio tagliate nel bosco, fissate sulla cima del fusto del pioppo tramite lunghi chiodi, chiamati localmente missilètti, e vecchi cerchioni da botte fino a raggiungere l’altezza complessiva di ventisei metri. Il numero ventisei costituisce un parametro di indiscussa importanza che si incontra più volte nel corso della complessa preparazione de l’antìnna, parametro che viene sempre e comunque rispettato come un rituale magico e propiziatorio: ventisei è la data del giorno dei grandi festeggiamenti, così come ventisei deve essere il numero delle provole legate a l’antìnna, donate dagli allevatori florestani che vedono tuttora nella messa in opera de l’antìnna un motivo di prestigio ed un auspicio di buona fortuna per tutti coloro che vi partecipano.
I festeggiamenti dedicati a Sant’Anna riescono sempre a raccogliere la maggior parte degli abitanti di Floresta in una bella processione sacra che attornia il fercolo durante il tradizionale percorso lungo le strade principali del paese, in attesa di dare finalmente inizio al tanto agognato momento dell’innalzamento de l’antìnna. La località denominata “Serro Marchese” brulica di gente indaffaratissima che armeggia abilmente con corde, scale, forcelle e la sola forza delle braccia, dandosi da fare per spìnciri a ‘ntìnna, ossia “innalzare l’antenna”, operazione di certo non facile, per la quale si richiedono notevoli doti di forza, abilità, concentrazione e coordinazione. Una volta posta l’antìnna in posizione verticale, si provvede a stabilire da quest’ultima un punto di distanza collocando sul terreno una grossa pietra, e, finalmente, si svolgono le quattro entusiasmanti prove di abilità fisica, la prima delle quali consiste in una gara di velocità, ovvero due corse, una riservata ai ragazzi e l’altra agli adulti, con partenza da un punto prestabilito ed arrivo fin sotto l’antìnna: il premio in palio per i primi arrivati di entrambe le corse consiste nelle provole poste più in basso. Dopo le gare di velocità ha luogo la seconda prova, la cosiddetta pitruliàta, ossia lanci forti e precisi di sassi mediante i quali ogni partecipante, armato di buona volontà nonché di un’ottima mira, tenta di far cadere qualche provola appesa a l’antìnna: operazione niente affatto facile, la cui riuscita desta sempre l’ammirazione dei presenti ed il vanto di colui che è riuscito nell’impresa. Le provole che restano ancora saldamente appese nella parte più alta de l’antìnna, sempre in grande quantità a dire il vero, costituiscono il premio della terza prova diventando l’ambito bersaglio di quei florestani in possesso di un fucile, i quali, forti dell’esperienza maturata in tante battute venatorie, cercano di far cadere ancora qualche provola. La gara finale è sempre oggetto di una entusiasmante attesa, costituendo la fase più affascinante ed insieme più pericolosa delle quattro prove, che ha sempre visto ben pochi, ma ricordatissimi trionfatori: la faticosissima ed impervia scalata dei ventisei metri de l’antìnna lungo il tronco del pioppo abbondantemente spalmato di grasso di pecora, nel difficilissimo tentativo di riuscire a prendere le ultime provole superstiti poste nella parte più alta de l’antìnna. Tra i più famosi scalatori dei tempi passati de l’antìnna, a Floresta è particolarmente vivo il ricordo di Antonio, l’agilissimo ed imbattuto “personaggio locale” soprannominato Malasacchètta dai compaesani che amano ancor oggi tramandare la narrazione delle sue esaltanti abilità.
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Data: 1° Domenica di Agosto
Evento: Festa delle Tre Verginelle
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Data: 25 Dicembre
Evento: Santo Natale
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Data: 13 Giugno
Evento: Festa Sant' Antonio da Padova
Festa di Sant’Antonio da Padova
I festeggiamenti in onore di Sant’Antonio da Padova sopravvivono ancora nella memoria degli anziani di Floresta con tutta la ricchezza ed il fervore religioso con il quale alcuni eventi sacri si legano alle tradizionali attività dell’essere umano. Durante i giorni del 11 e 12 Giugno si svolgeva (e si svolge tuttora) una grande fiera del bestiame alla quale partecipavano decine di allevatori provenienti da tutti i Nebrodi decine di allevatori provenienti da tutti i Nebrodi, i quali facevano (e fanno ancora oggi) a gara per mettere in mostra i capi di bestiame più belli, intrecciare rapporti economici con la speranza di concludere qualche buon affare e rinsaldare o mantenere i legami d’amicizia nel tempo. Gli animali dei quali si andava (e si va tuttora) più fieri erano, naturalmente, i grandi bovini, perfettamente resistenti ai rigidi inverni florestani, ma non mancavano (e non mancano ancora oggi) gli ovini, i suini, gli equini, tra i quali i celeberrimi cavalli sanfratellani, gli asini, i muli ed altri animali da cortile o da piccoli allevamenti: l’atteso evento assumeva due nomi diversi, come precisano gli anziani di Floresta, ‘a facciàta ra fèra, ossia “l’inizio della fiera” per l’11 Giugno e ‘a fèra chìna, ossia “la fiera piena” durante il 12 Giugno. La festa del 13 Giugno veniva preceduta, sempre il 12 Giugno di un tempo non lontano, dall’indaffarata presenza di piccoli gruppi di florestani che percorrevano a piedi le vie del paese portando i vèttuli, ossia le tipiche bisacce, cariche di prodotti della terra e dell’attività pastorale sentitamente donati dagli abitanti del paese al santo nativo di Lisbona. Man mano che i vèttuli venivano generosamente riempite, si provvedeva a deporne il contenuto nella capace dispensa della chiesa dedicata al santo, ricominciando la questua fino a quando tutte le strade di Floresta non fossero state percorse ed ogni abitante avesse contribuito come poteva. Gli allevatori, in particolar modo (costituenti ancor oggi la categoria sociale più produttiva del paese), erano soliti offrire al santo la cosiddetta munciùta, ovvero tutto il formaggio ricavato da tutto il latte della mungitura dei loro animali di quel giorno. La prodigalità dei florestani era assai risaputa e, grazie ai loro doni, la festa in onore di Sant’Antonio da Padova era ricca e bella, permettendo a tutti di trarre giovamento e beneficio da ciò che ogni singola famiglia aveva donato.
Al giorno d’oggi il santo nativo di Lisbona continua a venir festeggiato sempre con grande fervore, soprattutto dagli anziani che cercano di perpetuare la memoria delle tradizionali usanze ai giovani, nelle cui menti il progresso (e, più in generale la modernizzazione) ha completamente cancellate o fortemente cambiate.
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Data: Prima domenica di Ottobre (Ottobrando)
Evento: Sagra dei vasola a crucchittu
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Data: Seconda domenica di Ottobre (Ottobrando)
Evento: Sagra del suino nero dei Nebrodi
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Data: Terza domenica di Ottobre (Ottobrando)
Evento: Sagra dei funghi
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Data: Ultima domenica di Ottobre (Ottobrando)
Evento: Sagra della provola
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